venerdì, 09 maggio 2008
Il 24 Maggio, per chi vuole, qui a Canterbury si terrà la prima conferenza organizzata dai dottorandi della School of European Culture and Languages. Ci sono anch'io fra gli speakers! (E non ho nemmeno iniziato a scrivere il mio intervento... ottimo no?)

Vi aspetto copiosi...





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lunedì, 03 marzo 2008
Con una nota di malinconia, che forse nasce dalla notte senza sonno appena passata, che forse nasce dalla forza delle nostre radici, che quando meno te l'aspetti ti fanno sentire una folle mancanza della tua terra, della tua roccia, dei tuoi nonni, del tuo mare. Con una nota di malinconia riporto questa poesia di Virgilio Giotti, poeta dialettale triestino. Ritrovata a caso in "googoleando", come fosse stata scritta su vecchia carta ingiallita, in una soffitta in cui un giorno ti ritrovi senza motivo a rovistare - ravanar diría se fussi a casa, un po' perché non sai dove vai, e hai bisogno di sentire da dove vieni per essere sicuro che almeno qui e ora ci sei arrivato, un po' perché forse sai dove vai e senti che la meta è sempre più lontana da casa tua e da quello che eri, e allora hai bisogno di frenare, tornare indietro e ricominciare a sentire la strana malinconia che provavi già da piccolo, quando qualcosa di perverso ti faceva già capire che quello era un momento speciale, perso già da sempre perché già da sempre avuto e posseduto. E in questa poesia allora vedo quello che pensavo da bambino pensando al paradiso: un luogo senza tempo, dove c'era la nonna da giovane per mia madre e da nonna per me, dove la mamma c'era da giovane per mio padre e da mamma per me, dove io c'ero piccolo per loro e grande per me. Ed eravamo in pace. Non come ciò che ogni tanto proviamo nel mondo vero: la penetrante e sconvolgente sensazione che siamo tempo, che non ci fermiamo mai, che tutto corre, che tutto si perde, che tutto è sacrificabile e che in fin dei conti nulla, ma proprio nulla, nemmeno noi, resta. E allora per paura leggo poesie, diari, piango, e forse un po' esorcizzo questo strano male, che è così leggero che - con Baricco - lo dici e già è sparito.







El paradiso



di Virgilio Giotti




Ne la mia casa son;

e xe 'sta casa quela

de 'desso, e anca la mia

de San Felice bela,



col giardin e quel làvarno

grande, e drio l'ortisel;

e anca quela co' nona

Giudita e mi putel.



E el tempo che xe, bel,

tuti i tempi el xe in uno;

e la stagion no' istà,

no' primavera o utuno



xe, no' inverno, ma una

bela e granda; e de sora

xe el ziel, che un xe e tuti

i ziei, e no' 'l ga ora:



matina xe, e sera,

e xe el bel ciaro giorno.

E mi son qua de passa

mila ani; e go 'torno,



con mi, mia molge giòvine,

e i mii fioi grandi, e anca,

sì, putei; go mia mama

de mi pìcio e po' bianca



cara vècia; e Tandina

puteleta e po' dona,

co' la su' Rina e mia;

e la sèria nona.



E stemo insieme; e tuti

insieme spaggegiemo;

e se metemo in tola

e magnemo e bevemo



pulito; e se vardemo

un co' l'altro nel viso;

e in pase se parlemo;

e semo in paradiso.
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categoria:poesia
mercoledì, 30 gennaio 2008
Il nostro Presidente della Repubblica è in pausa di riflessione.
E io non posso far altro che ricordare con sgomento quando la tua ragazza, al liceo, ti diceva: "non è che ti mollo, è che ho bisogno di una pausa di riflessione".
E tu attendevi che riflettesse.
E poi ti mollava.
Dopo averti cornificato.
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categoria:attualità
mercoledì, 23 gennaio 2008

Citazione da una recente conversazione:








"Sono nato il 25 aprile. Da piccolo ero cosi' narcisista che ho capito solo a 10 anni che la gente non stava a casa perche' era il mio compleanno. E' stato un duro colpo."

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categoria:citazioni
domenica, 13 gennaio 2008
Sulla scia dei miei ultimi post MINIMAL oggi vi lascio con il seguente pensiero:

IO ODIO IL KARMA
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categoria:io-me
lunedì, 07 gennaio 2008
È ufficiale: quest'anno è iniziato alla grande.
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lunedì, 24 dicembre 2007
Mentre scivolo su delle piste di neve nera come la pece, inquinata, sporca e scopro che a casa in Inghilterra hanno forzato le serrande sento vibrare.BRRRRRRR
BRRRRRRR
BRRRRRR

Merda.
Mi sveglio. 3 ore di sonno. Troppo poche. Grosso mal di testa, nausea. Cazzo. Se sapevo che si doveva svegliare alle 9 non la lasciavo mica dormire da me! (per inciso, la mia migliore amica, con cui conduco un rapporto rigorosamente asessuato).
3 secondi di riaddormentamento.
BRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR + DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN

Merda.
Percepisco alcuni comandi attraverso lo speaker del suo cellulare: chiaramente si tratta di una madre, chiaramente si tratta delle ultime ansiogene commissioni di Natale. Taglia tartufi, il resto non lo colgo.

Apro gli occhi. Barcollo verso il computer. Beethoven. No, meglio Vivaldi mi suggeriscono dalla regia. "Il Proteo" parte a tutto volume. Trilli e basso continuo. Un po' di Barocco non può che giovare al mio hang over.
Nausea e spaesamento. Solo 3 ore di sonno. Troppo poche per iniziare ad affrontare seriamente la vigilia di Natale.
Scendo. Caffé e spremuta. 200 commissioni da parte di mia madre. Lei mi dice "prendi la panna, poi le uova, poi compri un regalino per il figlio della sorella della tua migliore amica,..." io capisco "pppppprrrrrrrrrrrrrreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeenddddiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii". Lentissimo ed inevitabile. Implacabile. Inesorabile. Invade la mia strabica percezione.
Rinvengo brevemente, prendo in mano una lista gialla di cose da fare, soldi. Osservo. Dovrò farci qualcosa prima o poi.
Cerco di mantenere l'equilibrio fino alla doccia.

Merda.
La caldaia si è rotta ieri.
Vado verso il bagno di mio padre, a volte là funziona. Prego.
Viene un po' d'acqua calda. Doccia rapida, improvvisamente diventa bollente. Ustione. Tiro giù un po' di santi.

Merda.
Spremuta + caffé = acidità di stomaco. Dovevo pensarci prima.
Ustionato e stomacato mi vesto. Fuori sembrano le sette di sera. Piovigina.

Merda.
Usciamo. Mi confondo nella folla delle ultime commissioni. Corro in farmacia. 8 euro di magnesia. Me ne riempio la bocca. Proseguo. Compere, acquisti, consulto la lista. Sto andando bene.

Torno a casa e bloggo l'esperienza.

È decisamente iniziata la mia vigilia di Natale.
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categoria:io-me
venerdì, 21 dicembre 2007
Sono ancora felice, sia chiaro, solo che ora vorrei mettere la testa nel cesso e tirare l'acqua. Forse perché sono in una mansarda a Parigi con vista Tour Eifelle e sono pateticamente sbronzo. Forse perché da questa solitudine non riesco a cavare altro che paranoie, anziché leggere per esempio un buon libro. O guardare la Tour Eifelle (che per altro è un'attrazione decisamente inflazionata, non trovate?).
Mah. A ogni modo domani a quest'ora sarò a casa da mamma e papà. E c'è una buona probabilità che - come diretta conseguenza - io sia PIÙ sbronzo e ancora PIÙ pieno di paranoie.
Che sensazione familiare. È decisamente iniziato il Natale.
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venerdì, 07 dicembre 2007
Sono Felice.
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lunedì, 26 novembre 2007

Il mio Carso scorre oltre il finestrino, distante ormai. Ma noi che amiamo il Carso non potremmo mai essere un noi. Il Carso è un amante singolare, ruvido e sgraziato. Non c'è noi in Carso. Per amarlo ci vuole gelosia, ci vuole illusione, ci vuole passione. E gli altri non ne hanno mai abbastanza. Poco importa che quella goccia abbia accolto le nodose dita di centinaia d'altri scalatori. È il mio dito che ora, coperto di magnesio, rotto dalle lamelle dure della roccia fresca, incrostato di sangue, la possiede, è solo il mio sudore che si fa sostenere da questa scontrosa roccia. Amare il Carso vuol dire essere soli.


E intanto il treno crudelmente ammorbidisce il mio Carso, che da dura e spinosa patria del Teràn, rugosa, aspra, friabile mi diventa la spoglia serie di colline che da Doberdò diventano il triste e grigio Carso goriziano.


Un altro mese senza Carso, un altro mese senza roccia, un altro mese senza l'odore del calcare bagnato che silenzioso e profumato muta sotto il peso dell'acqua di novembre. Scava, corrode, frana, prepara nuova roccia per noi amanti del verticale; scava, corrode, frana, apre nuovi anfratti per noi amanti del profondo. E intanto la bora spazza, rumorosa ed invadente, i resti di questo faticoso lavorìo, per risparmiarci ogni affanno, per farci credere che tutto questo sia solo per noi.


Che tutto questo sia solo per me.


 

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categoria:scrittura, trieste