Vi aspetto copiosi...
Citazione da una recente conversazione:
"Sono nato il 25 aprile. Da piccolo ero cosi' narcisista che ho capito solo a 10 anni che la gente non stava a casa perche' era il mio compleanno. E' stato un duro colpo."
Il mio Carso scorre oltre il finestrino, distante ormai. Ma noi che amiamo il Carso non potremmo mai essere un noi. Il Carso è un amante singolare, ruvido e sgraziato. Non c'è noi in Carso. Per amarlo ci vuole gelosia, ci vuole illusione, ci vuole passione. E gli altri non ne hanno mai abbastanza. Poco importa che quella goccia abbia accolto le nodose dita di centinaia d'altri scalatori. È il mio dito che ora, coperto di magnesio, rotto dalle lamelle dure della roccia fresca, incrostato di sangue, la possiede, è solo il mio sudore che si fa sostenere da questa scontrosa roccia. Amare il Carso vuol dire essere soli.
E intanto il treno crudelmente ammorbidisce il mio Carso, che da dura e spinosa patria del Teràn, rugosa, aspra, friabile mi diventa la spoglia serie di colline che da Doberdò diventano il triste e grigio Carso goriziano.
Un altro mese senza Carso, un altro mese senza roccia, un altro mese senza l'odore del calcare bagnato che silenzioso e profumato muta sotto il peso dell'acqua di novembre. Scava, corrode, frana, prepara nuova roccia per noi amanti del verticale; scava, corrode, frana, apre nuovi anfratti per noi amanti del profondo. E intanto la bora spazza, rumorosa ed invadente, i resti di questo faticoso lavorìo, per risparmiarci ogni affanno, per farci credere che tutto questo sia solo per noi.
Che tutto questo sia solo per me.